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Perchè si sente parlare di MOTIVAZIONE per iniziare una determinata attività?


Perchè si inizia a fare attività fisica?

Perchè, se non si mantiene la motivazione alta nel tempo si perdono gli stimoli interni a proseguire l'attività fisica che sappiamo essere il primo vero “farmaco” per il benessere e la salute?

Quando si parla di MOTIVAZIONE, si fa riferimento alla spinta dell’individuo ad agire ed a mettere in atto comportamenti orientati ad uno scopo; chiaramente vale anche nel caso di avvicinamento all'attività fisica e allo sport in genere.

Le motivazioni sono quindi differenti da persona a persona e hanno diverse implicazioni e differenti obiettivi.

Il concetto di motivazione è costituito da due componenti:

  1. La direzione: la meta verso cui si dirige l’azione; cosa ci attrae, cosa cerchiamo, cosa ci stimola a fare sport e a scegliere una specifica attività fisica.

  2. L’intensità: quanto sforzo ed impegno si mette nell’intraprendere e portare avanti un determinato scopo, azione, pratica sportiva.

Solitamente direzione e sforzo sono strettamente legati: quando una cosa non ci piace e non abbiamo motivo per farla, è molto probabile che ci sforzeremo minimamente, mentre quando decidiamo che un obiettivo è importante, ci impegniamo a fondo per raggiungerlo.

Quanti tipi di motivazione esistono?

  1. Motivazione intrinseca: quando la spinta ad agire deriva da stimoli interni, dal piacere, dal divertimento personale, dalla voglia di mettersi in gioco, di migliorare, e così via. La persona motivata intrinsecamente non necessiterà per impegnarsi di troppi stimoli da parte dell’allenatore o del trainer.

  2. Motivazione estrinseca: quando si è spinti da incentivi esterni, premi, remunerazioni, dalla possibilità di ricevere lodi e elogi; in questo caso la persona con motivazione estrinseca, sarà dipendente dal giudizio altrui, maggiormente fragile e bisognoso di ottenere conferme del proprio valore dall’esterno.

Le motivazioni che spingono una persona adulta a praticare attività fisica/sportiva possono essere ricercate nel desiderio di divertimento, di svago e di competizione, a cui spesso si uniscono anche la necessità di fare attività fisica per motivi di salute e per mantenersi in forma.

E quelle che spingono a abbandonare la pratica sportiva? Solitamente gli adulti tendono ad abbandonare per l’emergere di altri interessi o per necessità collegate al mondo del lavoro.


A questo punto come si inserisce il lavoro dell'allenatore o del personal trainer?

Compito del trainer è sicuramente quello di conoscere la tipologia ed il grado di motivazione della persona allenata, anche in base alla sua età, per poterla incrementare e di intercettare per tempo sensazioni di fallimento che potrebbero venire a crearsi a breve.


Nel caso del cliente “standard” di BodyTime4U (cioè del cliente che fa sport soprattutto per benessere, salute e estetica), il ruolo del trainer sul mantenimento/incremento di motivazione è ancora più complesso per vari motivi:

  1. uno sportivo “agonista” ha già una parte di motivazione intrinseca dovuta al senso di competitività, alla voglia di vincere una partita o di raggiungere un traguardo che il cliente “non agonista” non ha

  2. l'attività fisica come mezzo salutare riguarda il periodo medio-lungo dove pazienza e costanza la fanno da padrone e dove i risultati non sono così rapidi come spesso il cliente vorrebbe

  3. anche se gli obiettivi (es. dimagrimento e tonificazione) vengono parzialmente raggiunti, la difficoltà del trainer consiste nel convincere il cliente a continuare sia per un discorso di mantenimento che di costante miglioramento


Come facciamo noi per motivare i nostri clienti e a farli continuare nel percorso finalizzato al raggiungimento degli obiettivi (che, ricordiamo, devono essere raggiungibili, misurabili e progressivi)?

Attraverso alcuni elementi oggettivi che possono essere riassunti nei seguenti punti e, soprattutto, condivisi col cliente:

  1. innanzitutto scelta del o degli allenamenti corretti per il cliente e programmazione degli stessi con visione a medio-lungo termine

  2. condivisione degli obiettivi del cliente, il che non significa addossarsi la responsabilità degli stessi ma avviare un processo di partecipazione e trasparenza reciproca

  3. monitoraggio dei progressi attraverso la registrazione delle attività svolte durante la seduta di allenamento

  4. consigli e direttive per l'alimentazione fino a arrivare ad indirizzare verso nutrizionista (Studio Dott.ssa Monica Giovacchini) nel caso in cui è necessario un percorso più deciso, cioè una dieta

  5. misurazioni oggettive (BIA, misure) dopo un certo tempo per evidenziare miglioramenti

  6. spinta continua durante l'allenamento a dare quel qualcosa in più che, a lungo termine, potrà fare la differenza

  7. Capire il modo in cui il cliente vive il successo ed il fallimento

Con queste considerazioni si può capire come intendiamo il lavoro dei nostri trainer che, quindi , non deve limitarsi a scegliere gli esercizi del giorno ma deve fare molto di più...e con maggiore fatica!


Nel nostro studio abbiamo l'ambizione, citando Dante, di essere il “Virgilio del benessere”, cioè quelli che “accompagnano” il cliente verso un nuovo stato di benessere e salute.

Da qui si capisce la scelta dell'immagine di questo articolo che a prima vista poteva sembrare strana!!


P.S. Interessante articolo: https://www.my-personaltrainer.it/sport/sport-motivazione-vita.html

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